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La Corrente milanese
Movimento artistico italiano attivo a Milano fra il 1938 e il 1943. In consonanza con le posizioni teoriche della scuola romana e del Gruppo dei Sei di Torino, Corrente rifiutava da un lato il classicismo di Novecento con i suoi connotati celebrativi, dall’altro l’intellettualismo dell’arte astratta. Ansiosi di aprirsi alle esperienze artistiche europee e di dare voce attraverso nuovi mezzi espressivi al proprio impegno politico e sociale, gli esponenti del movimento affrontarono temi principalmente legati alla vita quotidiana e ai drammi della guerra, mettendo a punto un linguaggio artistico che risentiva dell’esempio di Picasso, ritenuto modello imprescindibile, e della pittura postimpressionista, espressionista e fauve. Organo di coesione del movimento e strumento di diffusione delle sue elaborazioni critiche fu la rivista “Vita giovanile”, poi rinominata “Corrente di vita giovanile” e infine “Corrente”. Fondato nel 1938 da Ernesto Treccani, il quindicinale diede spazio agli interventi di scrittori e artisti insoddisfatti del regime fascista e della sua politica culturale; nel 1940 fu soppresso per disposizione dello stesso Mussolini. Gli artisti di Corrente, pur condividendo l’avversione per i richiami all’ordine della cultura ufficiale, si differenziarono in due filoni. Alcuni propugnavano un taglio più realistico nella rappresentazione pittorica: rientravano in questo gruppo, fra gli altri, Renato Guttuso, Aligi Sassu, Ernesto Treccani. Altri – come Renato Birolli, Bruno Cassinari, Giuseppe Migneco – si sentivano invece più vicini alle esperienze espressionistiche europee. Aderirono al movimento anche Lucio Fontana, Emilio Vedova, Giacomo Manzù, non pienamente riconducibili entro l’una o l’altra tendenza. La prima mostra del gruppo si tenne al Palazzo della Permanente di Milano nel 1939; la fama di Corrente si consolidò poi con opere sentite di rottura, fortemente provocatorie, come Crocifissione di Renato Guttuso (Galleria d’Arte Moderna di Roma) e Deposizione di Bruno Cassinari (Galleria d’Arte Moderna di Milano). Costante fu la partecipazione al Premio Bergamo. Il Manifesto dei pittori e scultori, nel quale gli artisti del gruppo rivendicavano la funzione rivoluzionaria della pittura, costituì un punto di partenza fondamentale per la storia dell’arte italiana del dopoguerra.
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